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L'ossessione del linguaggio: le prime opere di Ketty La Rocca.(Critical Essay)

Italian Culture

| January 01, 2001 | Biagini, Elisa | COPYRIGHT 2001 American Association for Italian Studies. This material is published under license from the publisher through the Gale Group, Farmington Hills, Michigan.  All inquiries regarding rights should be directed to the Gale Group. (Hide copyright information)Copyright

"Mi piacciono sempre di piu gli altri. Trovo che agli altri vengono tante idee. Io non ho tempo per le idee, solo per le ossessioni." (1) Cosi scrive Ketty La Rocca in un appunto, evidenziando quindi come tutto il proprio lavoro si basi su una insistente ricerca ed esplorazione dell'"altro".

Dopo una tipica formazione cattolica, a meta degli anni sessanta la futura artista entra in contatto con tutto quell'insieme di realta culturali che caratterizzava Firenze in quegli anni: dal Gruppo 70 a Giuseppe Chiari, dall'antropologia culturale a Barthes, e da Eco alle relative discussioni sul linguaggio. Un ambiente che la influenza fortemente e che fa maturare in lei il desiderio di prendervi parte. Si lega quindi al Gruppo 70 e, pur consapevole dei limiti della propria formazione, decide di prendere le mosse dal piu generale contesto della poesia visiva, avendo in comune con questa l'interesse per il linguaggio: la scelta del "linguaggio tecnologico" e determinata dall'esigenza di significare l'esperienza della realta cosi come si presenta nella societa contemporanea, societa nella quale il potere ideologico ha interesse a rendere il linguaggio univoco, privo di ogni possibilita dialettica. Ecco quindi che, attraverso i collages realizzati fra il 1964 ed il 1965, Ketty La Rocca si interroga su realta sociali--quali il ruolo della donna e della Chiesa cattolica nella nostra societa--, e sull'uso che del linguaggio viene fatto da parte dei mass media.

Questo interesse per la comunicazione nasce in La Rocca dalla consapevolezza che non esiste soggetto umano se questo non e in grado di comunicare: l'assenza di autenticita prodotta dall'usura del linguaggio ha determinato l'alienazione del contenuto dalle forme di comunicazione vigenti e conseguentemente anche un'alienazione di identita, individuale e sociale. Avvertendo i limiti delle ricerche della poesia visiva a riguardo, l'artista decide di intraprendere un percorso piu personale, volto ad analizzare le strutture fondamentali della comunicazione, superando il valore verbale del linguaggio e vedendo questo come strumento di autoaffermazione, mezzo di affermazione della sua identita in processo. Nascono quindi alla fine degli anni sessanta le "lettere", secondo una strategia di opposizione ai valori semantici in vista di una loro negazione atta a far emergere i valori formali: forme quasi astratte che pero non perdono mai la loro specificita di lettere dell'alfabeto, stimolando l'interazione con il pubblico attraverso questa ambiguita; secondo lo stesso procedimento concettuale, l'artista realizza anche una serie di cartelli.

Ma e con la realizzazione del volume In principio erat nel 1971 e del video Appendice per una supplica del 1972, che Ketty La Rocca traccia con chiarezza le linee della propria ricerca; in queste opere l'artista isola il gesto fisico, l'unico che possa ancora testimoniare un impulso primitivo, essendo un gesto produttore di senso che si oppone in alternativa alla parola, avvertita dalla La Rocca come astratta ed alienante, Il corpo e infatti il principio agente di ogni forma di comunicazione, e primariamente di quella relativa alla sfera emotiva, che e l'aspetto nei confronti del quale la societa contemporanea si dimostra piu repressiva. Come testimoniato nel libro, il linguaggio corporeo non e confrontabile con quello verbale, non c'e possibilita di traduzione se non tradendone e equivocandone il senso. Sempre lontana da radicalizzazioni ideologiche e da sterili teorizzazioni formali, La Rocca dara una concretezza al proprio pensiero attraverso l'opera di consulenza per un programma per sordomuti, recuperabili, a suo avviso, ad una non frustrante comunicazione sostituendo la tradizionale lettura labiale mediante la gestualita. Per Ketty La Rocca le mani rappresentano ed anzi simboleggiano l'apertura all'altro; attraverso di esse, la calligrafia diventa un codice corporeo rivelatore di personalita piu di qualunque immagine.

Cosi dal 1974 in poi, l'artista inizia a produrre una serie di opere costituite da fotografie contornate da scritte autografe, dunque "ripercorse" personalmente. Le scritte riportano frasi tratte dal discorso nonsense--un'opera realizzata nel 1970 che e un vero e proprio manifesto sul problema della mancanza di capacita comunicativa del linguaggio--oppure iterano la parola "you", "misura minima di linguaggio" che attiva la comunicazione. Le immagini scelte sono quelle del mondo dell'arte che hanno perso tutto il loro significato nell'uso quotidiano, o immagini di "miti d'oggi", come locandine di vecchi film, oppure, infine, immagini del proprio passato privato: Ketty La Rocca lavora secondo un procedimento di "rielaborazione" atto a lar emergere l'impronta, costruita sui suoi ricordi, sul suo modo di sentire, di essere. Queste immagini hanno infatti perduto il loro antico significato, essendo divenute veicolo di diffusione dell'ideologia della societa massificata, e sono adesso solo stereotipi, icone private del senso originario: l'artista decide di non raccontare, e di non produrre nulla di nuovo, vista l'elevata quantita di immagini gia a nostra disposizione e si limita a intervenire con l'unico mezzo a sua disposizione, spoglio di ogni filtro tecnologico: la calligrafia. Quest'opera di trascrizione serve inoltre a definire i limiti dell'io, creando una delicata separazione tra interno ed esterno, tra pubblico e privato, dal momento che talvolta non c'e distinzione tra autore e osservatore, tra se e l'altro.

Il rapporto interno-esterno e un tema affrontato con attenzione particolare nella serie delle "Craniologie" del 1973, dove la presenza della radiografia del teschio dell'artista, accompagnata dalla propria mano e costellata da "you" concorre a creare un'opera estremamente intensa sia per la struggente ricerca dell'altro che per la presenza silenziosa della morte. Proprio attraverso queste ghirlande di "you", presenti sia nelle citate elaborazioni, note come "polittici", che nelle "craniologie", il se e definito dall'altro, in una ripetizione ossessionante e ossessionata, dello "you", dell' "altro" di cui si attende la reazione. Ricerca che culmina nella performance del 1975, intitolata emblematicamente "Le mie parole e tu?", durante la quale l'artista e alcuni attori recitano, in maniera sempre piu convulsa, il testo nonsense "Dal momento in cui", fino a che si perde il senso delle parole e resta solo rumore: ecco allora che "you" diventa l'unica parola udibile nel rumore perche significa comunicazione, apertura all'altro, perche il senso--del discorso e dell'esistenza--c'e solo attraverso le relazioni e l'esistenza dell'altro.

Il percorso artistico di Ketty La Rocca e stato il percorso solitario di una "diversa": gia diversa in quanto artista era inoltre svantaggiata in quanto donna, impegnata in una ricerca che la coinvolgeva profondamente ad entrambi i livelli; una ricerca talvolta rischiosa proprio perche cosi coinvolgente--come nel caso delle "Craniologie"--che rivela, accanto ad una forte determinazione e chiarezza d'intenti, una costante necessita di conferma della propria identita nell'altro, una continua richiesta d'attenzione: "You, you": paradossale, illegittimo, patetico, idiota ma si riscatta poi"[inedito].

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